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Referendum contro la modifica del Codice penale svizzero

ilpaese.ch

Nella sessione invernale 2018 la maggioranza dei Consiglieri nazionali e agli Stati ha deciso di estendere la norma penale contro il razzismo includendovi anche il concetto di «orientamento sessuale» (Art. 261bisCP).

Ecco cosa dice la nuova versione che, rispetto alla precedente, contempla ora, oltre a razza, etnia e religione, anche l’orientamento sessuale: “Chiunque incita pubblicamente all’odio o alla discriminazione contro una persona o un gruppo di persone per la loro razza, etnia, religione o per il loro orientamento sessuale… chiunque rifiuta a una persona o a un gruppo di persone, per la loro razza, etnia, religione o per il loro orientamento sessuale, un servizio da lui offerto e destinato al pubblico, è punito con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria.

Salvo 4 astenuti, il gruppo UDC in Consiglio nazionale ha votato compatto contro questa aggiunta assurda. Anche 4 Liberali l’hanno respinta. Purtroppo, come al solito, succubi del politicamente corretto, il centro e la sinistra l’hanno approvata.

Se ogni minoranza dovesse essere inclusa nella legge, non la finiremmo più.

La protezione delle minoranze non necessita di censura.

Gli omosessuali sono membri a pieno titolo della società. Non hanno alcuna necessità di essere degradati, per legge, a “minoranza debole”.

Già oggi odio e discriminazione sono ampiamente condannati in Svizzera. Non abbiamo quindi alcun bisogno di ulteriori divieti d’espressione o di pensiero.

Inoltre, non dimentichiamo che la libertà d’opinione e d’informazione, iscritte all’articolo 16 della Costituzione federale, includono il diritto di esprimere opinioni che non piacciono a tutti: in una democrazia, non può sussistere alcuna pretesa di non essere criticati.

Il codice penale punisce già ora la discriminazione, gli insulti e la diffamazione.

Nuove norme penali che usano termini vaghi come “orientamento sessuale” nuocciono alla certezza del diritto e aprono il terreno a interpretazioni arbitrarie.

Con un simile articolo rischiamo di criminalizzare opinioni legittime e di avere un’ondata di cause legali.

Come dimostrano le esperienze di molti altri Paesi, anche la Svizzera dovrebbe far fronte a rimostranze assurde contro persone che, per conoscenze scientifiche o per convinzioni religiose, adottano un’attitudine critica nei confronti dell’omosessualità. Ciò non è degno di una società liberale e tollerante.

Ecco perché l’EDU-UDF svizzera ha lanciato il referendum.

Vi invito quindi a firmare il modulo scaricabile da www.censura-no.ch e a inviarlo al più presto all’indirizzo indicato sul modulo stesso.

Ulteriori informazioni potete trovarle sul sito: www.censura-no.ch.

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