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Radici cristiane e minacce islamiche

CDT

Nel gennaio 2008 veniva pubblicata sul CdT una mia «Opinione», che, a sei anni e mezzo di distanza, mi sembra ancor più di attualità. Citavo un articolo di Carlo Silini (Religioni: affermarsi o saper convivere) in cui si concludeva che c’è «una lotta più importante di quella per la supremazia delle idee (…) ed è quella per la sopravvivenza della specie umana. E c’è una contesa più urgente di quella per l’affermazione della propria identità (…) ed è quella per la pacifica convivenza tra le differenti identità e visioni del mondo».

Nel mio articolo di allora scrivevo: «Che la pacifica convivenza sia l’aspirazione di tutti è chiaro. Il problema sta, però, nel fatto che, mentre noi cristiani occidentali stiamo velocemente abbandonando e dimenticando la nostra identità cristiana, i musulmani non fanno altrettanto, anzi, semmai rafforzano la loro identità anche grazie alla nostra complicità nel garantire loro tutte le libertà possibili senza chiedere alcuna reciprocità. Gli esempi si sprecano a cominciare dalla banale foto sul passaporto (è ammesso usare una foto con la testa coperta dal velo islamico, ma non è ammesso un nastro per fermare i capelli (…). Il problema è proprio quello dell’affermazione della nostra identità cristiana a casa nostra: o lo facciamo o ci troveremo presto in minoranza e, i fatti dimostrano che, laddove è l’Islam a prevalere, non esiste né democrazia né libertà».

Che, nel frattempo, gli avvenimenti siano andati nella direzione da me temuta è chiaro a tutti: Boko Aram in Nigeria con distruzione di chiese ed uccisione di cristiani; califfato (ISIS) in Iraq e Siria con assassinio, rapimento, stupro ed esodo di migliaia di cristiani e di chiunque non sia sunnita; persecuzione dei cristiani in Sudan, in Centrafrica, in Siria ed altri Paesi; più vicino a noi, imam espulsi dall’Italia perché predicano, nelle moschee, la guerra santa contro gli infedeli occidentali; più di duemila giovani europei jihadisti che partono per combattere in Medio Oriente; interi quartieri a maggiornaza musulmana di grandi città come Parigi e Londra dove persino la polizia ha paura ad entrare; nelle città tedesche il timore dei cristiani di essere attaccati dagli estremisti islamici, come ha dichiarato il capogruppo CDU nel Parlamento tedesco; il presidente del Consiglio centrale islamico svizzero Nicholas Blanco che dichiara ad «Arena» che picchiare le donne è un diritto dell’uomo.

Per contrastare questa avanzata dell’estremismo islamico, occorrerebbe che noi cristiani occidentali rafforzassimo la nostra identità che, invece, andiamo completamente perdendo. Ed il problema, a mio modo di vedere, sta proprio qui: non crediamo più di avere dei valori che vanno difesi, o meglio, non siamo più convinti che i valori in cui hanno creduto i nostri padri siano d’attualità e siano da difendere. La nostra Patria è stata fondata 700 anni fa «nel nome del Signore», il preambolo della nostra Costituzione inizia con le parole «In nome di Dio onnipotente», sulla nostra bandiera vi è la croce, il Salmo svizzero è una bellissima preghiera al Dio dei cristiani, sulla moneta da 5 franchi sta scritto «Dominus providebit». Se tutte queste scelte dei nostri padri ci lasciano indifferenti, se non crediamo più che le benedizioni di cui ha goduto la Svizzera nei secoli siano dovute proprio a queste scelte, allora il nostro declino è inevitabile e l’affermazione dell’Islam estremo è solo una questione di tempo. Sono islamofobo? Ho cioè paura dell’Islam? Ebbene sì, perché, purtroppo, laddove il potere è in mano agli islamici, i moderati vengono messi in minoranza, si affermano gli estremisti e democrazia e cristianesimo scompaiono. Stefano Allievi, nel 2004, in contrapposizione allo «scontro di civiltà» di cui ha scritto Oriana Fallaci, ribatteva: «Noi siamo convinti che debba esprimersi, invece, nell’interazione, ovvero nella logica del dialogo, dell’incontro, della negoziazione di valori condivisi». I dieci anni trascorsi da allora mostrano chiaramente che, quando le negoziazioni dei «valori condivisi» con i vari califfi, sceicchi del terrore, Fratelli musulmani e ayatollah saranno terminate, i (pochi) cristiani rimasti vivranno nelle catacombe, come già hanno dovuto fare, negli ultimi anni, a Mosul prima di fuggire definitivamente o essere trucidati. Esagero? Sono troppo pessimista? Fino a qualche anno fa anche i cristiani siriani si sentivano sicuri. Chiedeteglielo ora. E chiedete ai londinesi se dieci anni fa avrebbero pensato di vedere un giorno le ronde islamiche importunare e minacciare le ragazze in minigonna, i giovani con una birra in mano e gli esercenti che vendono alcool. Qualcuno, finalmente, comincia ad accorgersi che occorre reagire. Matteo Renzi, parlando il 20 agosto in Iraq, ha invitato tutti gli europei ad aprire gli occhi perché «la battaglia non è alla nostra periferia, ma nel cuore dell’Europa stessa». E da noi, invece, c’è chi, come il presidente del nostro Consiglio di Stato, si permette di criticare scelte popolari come quella di non lasciar più costruire minareti in Svizzera.

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