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Israele e la Striscia di Gaza: un po’ di controinformazione

CDT

Dopo l’attacco della marina israeliana al­la flottiglia mi sono detto: possibile che gli israeliani abbiano agito in modo co­sì stupido da attirarsi l’ira di mezzo mondo? E allora ho provato a raccogliere alcune controin­formazioni (trovate facilmente consultando i si­ti del «Sole 24 ore», «Libero», «La Stampa», «Il Giornale», «Corriere della Sera») e vediamo co­sa ho scoperto.
Il convoglio è stato preparato ed inviato da un’organizzazione islamista turca che ha agito con la benedizione del suo governo, tale IHH (Insani Yardim Vakfi IHH – Humanitarian Re­lief Fund) che ha legami stretti con la Fratellan­za musulmana e Hamas, e ha avuto un ruolo chiave nell’ingresso di jihadisti in Bosnia negli anni Novanta.
È illegale in Israele ed è stata indicata come stru­mento per il finanziamento di Hamas da vari governi occidentali. È tutt’altro che pacifista ed è attiva in altri teatri salafisti, come Cecenia e Iraq. Il convoglio è potuto partire grazie alla connivenza di Ankara che ha utilizzato il porto turco-cipriota di Famagosta – un’enclave pira­ta negata al legittimo Governo cipriota dall’oc­cupazione militare turca – per inviare un con­voglio senza le carte in regola in piena violazio­ne del diritto marittimo internazionale. È anche chiaro l’intento del Governo turco: distrarre l’opi­nione pubblica dai gravi problemi interni che il Paese ha in questo momento.
Un’attivista «pacifista» sul convoglio, in un’in­tervista ad un network arabo, ha affermato: «Ci aspettiamo una di due buone cose: o il marti­rio o arrivare a Gaza».
Una registrazione delle comunicazioni radio della marina israeliana ri­vela poi quanto segue: «Na­ve Mavi Marmara, vi state avvicinando a un’area di ostilità che è sotto blocco na­vale. L’area di Gaza, la re­gione costiera e il porto di Gaza sono chiusi a tutto il traffico marittimo. Vi invi­tiamo a dirigervi immedia­tamente verso il porto di Ashdod, per i controlli del vostro carico, dopo di che la consegna delle forniture umanitarie avverrà attraverso i valichi ufficiali via terra, e sotto il vostro controllo». Risposta: «Negativo, negativo. La nostra destinazione è Gaza. Nes­suno ci fermerà». Si è poi saputo che l’invito a recarsi nel porto di Ashdod era stato preceden­temente più volte rivolto alla «flottiglia della pace», ma che vi è stato sempre opposto un net­to rifiuto. Questi gli antefatti.
Reportage e filmati su internet documentano poi che i «pacifisti» erano tutt’altro che disar­mati: non appena i reparti speciali della mari­na israeliana sono scesi dagli elicotteri, sono stati attaccati con coltelli, spranghe di ferro, mazze, bastoni. È documentata anche la pre­senza e l’uso di armi da fuoco e bombe molo­tov.
Mi sembra giusto poi ricordare un paio di altri fatti e fare qualche riflessione. Il famigerato bloc­co di Gaza è un blocco congiunto israelo-egizia­no e non solo israeliano. Gaza confina anche con l’Egitto; se è così difficile far passare gli aiu­ti umanitari da Israele, perché non li fanno pas­sare dall’Egitto? Non è strano che si dica che gliisraeliani non lascino passare gli aiuti umani­tari, però Hamas riesca a far passare le armi e soprattutto i 6000 razzi che poi ha lanciato quo­tidianamente contro Israele? Se Hamas è così preoccupata per le condizioni della popolazio­ne, perché, superando il blocco, non importa frutta o medicinali invece di razzi Kassam? Un’altra osservazione che si sente spesso è che Israele manda l’esercito contro i civili. Ma i ci­vili armati sono ancora da considerare civili? Anche gli attentatori suicidi sono civili, sono donne, sono spesso poco più che bambini. È una strategia ormai ampiamente nota quella secon­do cui i terroristi di Hamas e Hezbollah si me­scolino ai civili usandoli come scudi umani e posizionino i loro covi e arsenali in abitazioni civili in mezzo alle località, in modo da poter accusare poi Israele di fare stragi di civili. È pro­babilmente ciò che è capitato anche in questo caso.
Da tutto ciò è evidente che a Hamas non inte­ressa nulla del benessere della propria popola­zione: l’unico suo scopo è la distruzione dello Stato d’Israele, come indicato dal suo stesso sta­tuto (per capire un attimo il delirio di Hamas cito qui una parte dell’art. 28 del suo statuto dove si parla del sionismo: «Nelle sue attività di infiltrazione e spionistiche, si affida ampia­mente alle organizzazioni clandestine che ha fondato, come la massoneria, il Rotary Club e i Lions Club, e altri gruppi spionistici. Tutte que­ste organizzazioni, siano segrete o aperte, ope­rano nell’interesse del sionismo e sotto la sua direzione. Il loro scopo è demolire le società, di­struggere i valori, violentare le coscienze, scon­figgere la virtù e porre nel nulla l’Islam. Sosten­gono il traffico di droga e di alcol di tutti i tipi per facilitare la loro opera di controllo e di espansione». Ecco qual è il pensiero del movi­mento a cui la popolazione di Gaza ha demo­craticamente affidato il potere.
Ultima constatazione: quando si tratta d’Israe­le ecco che le condanne arrivano immediate da ogni dove, compreso, purtroppo, il nostro Go­verno. In particolare l’ONU, che dovrebbe esse­re al di sopra delle parti, ha immediatamente convocato il Consiglio di sicurezza e condanna­to Israele. Ultimamante un drone americano ha ucciso il leader di Al Qaida Mustafa Abu al Ya­zid, insieme alla moglie ed ai tre figlioletti. Non mi risulta che sia stato convocato il Consiglio di sicurezza.
In Iran ogni giorno vengono impiccati inermi civili, in Cina vengono perseguitati ed uccisi gli Uiguri, in Turchia succede lo stesso con i Cur­di. In varie parti del mondo vengono calpesta­ti i diritti umani e uccisi, ogni giorno, centina­ia di civili. Non solo i governi non condanna­no, ma il nostro Consiglio federale in partico­lare stringe la mano ai leader cinesi e di altri Paesi. Solo contro Israele si è così rapidi e riso­luti.
Perché? Una delle spiegazioni è che Israele è il popolo di Dio (il Dio degli ebrei e dei cristiani) e le profezie bibliche (per esempio in Zaccaria 14:2) affermano in modo chiaro che un giorno tutte le nazioni si schiereranno contro Israele. Io prego che almeno la Svizzera, Paese fondato nel 1291 «in nome del Signore», possa non es­sere fra queste.

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